Giovedì 3 settembre la salma di Ratko Mladić è stata ufficialmente riconsegnata alla famiglia e trasferita in Serbia per la sua sepoltura. Non entro nel dibattitto sulla forma da dare al suo funerale che tanto fa discutere, ma su una domanda che è mi è sorta subito dopo l’annuncio della sua morte:
ma anche Mladic sarà in paradiso?
In paradiso? Mladic?
Se fosse per me non ci sarebbero dubbi: in inferno insieme a Mao, Hitler, Stalin, Pol-Pot, Pinochet e altri “dittatori”. La “giusta” punizione al boia di Srebrenica!
Ma invece la Serbia per cui Mladic ha ucciso celebrerà i funerali di Stato per questo generale che ha ucciso 8.000 persone a Srebrenica, che ha contribuito a ucciderne altre 11.500 durante i quattro anni dell’assedio a Sarajevo, che è stato condannato per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra dal Tribunale internazionale dell’Aja.
Ma come è possibile?
Non su come è possibile questo funerale, ma cerco di capire e superare la mia condanna senza appello verso Mladić riprendendo in mano la scheda del gruppo del Vangelo, quella del padre e dei due figli, quella del padre che accoglie quel figlio che lo ha lasciato e quando da lontano lo vede ritornare, gli corre incontro, lo abbraccia e lo bacia, quel un figlio che ha dissipato il suo patrimonio ed è andato con prostitute lontano da casa.
Ma allora il paradiso a Ratko Mladić non sarà precluso perché il cuore del Padre ha delle ragioni che la mia ragione non conosce?
Mi accorgo del dono che ho ricevuto, quello di una comunità che con pazienza e competenza mi “racconta” tutto il Vangelo, non con le mie ragioni, ma con quelle del figlio del Padre, quel figlio che muore in croce e mentre muore promette perfino il paradiso a un delinquente che muore accanto a lui…





