Non più amministratori del presente, ma custodi del futuro climatico
Stiamo boccheggiando tutti sotto l’insopportabile canicola di questa estate (forse la situazione sta cambiando). In questa calura una cosa ho imparato: che il caldo non è solo termometro è anche altro, molto altro.
Ogni ondata di calore è stata per me un test di resistenza. Il caldo sottrae energie, sottrae salute, impedisce relazioni, piega e rende difficile il lavoro. Il caldo è anche un costo che nessuno ha previsto, ma che tutti noi dobbiamo pagare.
La nostra è una città bella e forte, ma quest’estate rovente l’ha messa davanti a una semplice verità: la sua forza non basta. Serve rete, serve cura, serve prevenzione. Perché il caldo non colpisce tutti allo stesso modo: sceglie i più soli, i più anziani, i più esposti. Non basta più riempiere l’estate di eventi aggregativi, fare quello che si può per fare sentire tutti bene, per prendersi cura di chi rimane qua. Bisogna pensare altro.
Dobbiamo guardare questo “caldo” in una maniera differente, non solo di temperatura, ma nella sua complessità che non si governa con misure episodiche, ma con una regia capace di tenere insieme non solo una comunità ma un intero Paese. Una regia che oggi mi sembra manchi.
Quest’estate abbiamo sperimentato e attivato isole di sollievo per gli anziani soli, aggiornato le mappe del rischio, pensato a piani di ombreggiamento urbano, invitato le nostre società partecipate a incentivare il fotovoltaico e le comunità energetiche, ma per venirne fuori stabilmente noi tutti e per prime le Amministrazioni locali, dobbiamo diventare “attori politici all’altezza”: non più solo amministratori del presente, ma custodi del futuro climatico.


Come farlo?
Per noi cristiani ci sono due encicliche a cui riferirci, entrambi di papa Francesco: la Laudato sì e la successiva Laudate Deum. Incominciamo da qui perché come scrive Francesco è tempo di porre fine «all’irresponsabile presa in giro che presenta la questione come solo ambientale, “verde”, romantica, spesso ridicolizzata per interessi economici. Ammettiamo finalmente che si tratta di un problema umano e sociale in senso ampio e a vari livelli. Per questo si richiede un coinvolgimento di tutti».





