ABITARE EVANGELICAMENTE UN TERRITORIO
Nella zona est della nostra città nel quartiere Cascina Antonietta, urbanisticamente denominato comparto C6, stanno arrivando molte persone e altre arriveranno ancora con le nuove costruzioni. La zona è decisamente periferica e la Chiesa più vicina è a quasi 2 km.
Come comunità cristiana abbiamo sentito il bisogno di farci vicino a queste persone con una presenza discreta e concreta, accogliendo l’indicazione data dal nostro Vescovo nella sua visita pastorale: “il nostro orientamento non è di costruire altre parrocchie, ma di essere presenti con un segno magari religioso, con una presenza indicativa, ma senza creare altri luoghi di culto che siano parrocchie”.
PROPORSI SENZA IMPORSI
Lievito e sale sono immagini che marcano la genesi della Chiesa e che tante volte abbiamo contraddetto. Pensiamo che la parrocchia svolga la sua missione non solo radunando e chiamando, ma anche quando sa essere lievito e sale con il suo territorio e sa essere una comunità di cristiani che si propongono senza imporsi inserendo in quel territorio e nella sua pastorale gesti e parole generativi. Questo è missionario!
Dove si genera vita, c’è missionarietà anche se non strutturata.


QUELLE NOVANTANOVE PECORE
“Preferisco una chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una chiesa malata per chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata è Gesù ci ripete senza sosta: “Voi stessi date loro da mangiare”. (Evangeli Gaudium 49)
“La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del si è fatto sempre così’. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia. Esorto tutti ad applicare con generosità e coraggio gli orientamenti di questo documento, senza divieti né paure. L’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida dei Vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale”. (Evangeli Gaudium 33)

IL “CORTILE DEI GENTILI”
Durante gli anni 20-19 a.C., l’antico tempio di Gerusalemme, oltre a riservare un’area ai membri del popolo di Israele, predispose uno spazio dedicato ai non-ebrei, i cosiddetti “Gentili”, che si avvicinavano allo spazio sacro per interrogare i rabbini e i maestri della legge con domande sulla religione, sul senso della vita e su Dio. In quello spazio non esistevano discriminazioni di cultura, lingua o professione religiosa, ed era possibile pregare e avvicinarsi al “Dio ignoto”.
LUOGO DI LUOGHI
“In tutte le società e in tutti i tempi si oscilla tra la necessità di chiudere, definire, classificare spazi dedicati a funzioni e un’insopprimibile necessità di aprirli e riconnetterli tra loro…
Questo modello di organizzazione per luoghi e funzioni dedicate ha definito le forme delle nostre città su funzioni che oggi sono in parte mutate o appaiono distanti da come le cose funzionavano davvero.”

PERCHÉ CARLO MARIA MARTINI
La figura di Carlo Maria Martini è stata un riferimento fondamentale per moltissimi credenti e non credenti. Un credente “credibile”, un uomo libero le cui parole, mai di circostanza, erano radicate in un legame autentico con la Parola di Dio. La sua memoria e il suo magistero è un’eredità che ancora ispira tanti credenti e non credenti. Basta recarsi nel Duomo di Milano. Davanti alla sua tomba; c’è sempre un via vai continuo. Gente che prega, che sosta in silenzio, accende le candele.
Nei suoi molteplici interventi richiamando alla memoria l’arcivescovo di Westminster, che era intervenuto durante un Sinodo con le parole: «I had a dream», «Ho fatto un sogno», il cardinal Martini disse:
… io sogno che la parrocchia continui ad attualizzare, col suo servizio profetico, sacerdotale e diaconale, quella presenza del Risorto nei nostri territori che i discepoli di Emmaus poterono sperimentare nella frazione del pane… Dove questo non avviene, ne soffre la vita intera della Chiesa, tanto quella delle comunità parrocchiali. Dove invece si realizza una efficace esperienza di comunione e di corresponsabilità la Chiesa si offre più facilmente come segno di speranza e proposta credibile alternativa alla disgregazione sociale ed etica da tanti qui lamentata.
Un sogno, uno sguardo verso l’oltre, che cercava di individuare i percorsi futuri per la chiesa tutta.

È con questo desiderio di passare da “una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria” pensiamo che Carlo Maria Martini cpossa essere per noi un forte punto di riferimento
- per essere chiesa che ripensa e ridisegna il suo modo di abitare lo spazio, il territorio per “portare alle genti la gioia del Vangelo” … non il moralismo, non l’indottrinamento, non verità astratte o freddi sillogismi; ma il “profumo” del Vangelo
- per essere chiesa che favorisce la comunione, la partecipazione e l’impegno missionario di tutti i battezzati, attraverso un processo di discernimento spirituale incentrato sull’incontro, sull’ascolto e sulla riflessione, per giungere a una sempre maggiore apertura alla novità dello Spirito e ai suoi suggerimenti
- per essere chiesa costituita da credenti che sanno dialogare con l’altro delle comuni fragilità, luogo d’incontro e dialogo tra credenti e non credenti sui grandi temi e sulle sfide che affrontiamo nella nostra vita, con un’autentica disponibilità ad imparare da tutti, senza pregiudizi o preconcetti.
- per essere chiesa che sviluppa un maggiore senso di corresponsabilità dei fedeli laici per la vita e il futuro della Chiesa
We had a dream, anche noi abbiamo fatto un sogno, quello di poter trasmettere con il nostro lavoro, con la nostra presenza, quel senso di primavera per la vita della Chiesa che Carlo Maria Martini portò nella chiesa ambrosiana e che condusse a una sorprendente generatività nella fede.
Tutto questo ci ha portato a intitolare questo luogo a Carlo Maria Martini, pastore, uomo della Parola, “lampada per i nostri passi”.
