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Ci sarà ancora lavoro per tutti?

Ci sono situazioni che ci vedono apatici nonostante siano sinonimo di un mondo che si sta deformando; le guerre, la crisi climatica e quella energetica. Oggi aggiungo anche il nostro distacco al lavoro che viene a mancare. Mi colpisce la scarsa attenzione data alla crisi della Volkswagen relegandola ad un affare tedesco. Non importa dei 100 mila licenziamenti nei prossimi 5 anni e della chiusura di quattro stabilimenti o la loro parziale riconversione (dalle auto ai carrarmati?) e che tutto questo avrà un forte impatto sulla nostra industria produttrici di molte componenti per queste auto.

Anche le prime 2.500 lettere di licenziamento inviate venerdì’ dal ex Ilva di Taranto trovano poco eco nel dibattito politico, in fondo sono segno di un declino di un’industria troppo a lungo sostenuta e su cui va messa la parola fine.

Ci sarà ancora lavoro per tutti?

Altre sono le nostre attenzioni, ci sono temi ben più importanti e che sentiamo più vicini per la loro urgenza. La vignetta di ieri del Corriere li indica:

Chissà se in questo scenario si troverà un po’ di spazio per parlare della scuola che sta per iniziare. Insegnanti che vanno in pensione, insegnanti finalmente nominati, insegnanti che iniziano da precari con molti problemi, scuole da costruire nel nuovo quartiere e altre da chiudere per poterle finanziarle.

Forse non ci sarà tempo di tutto questo, il campionato di calcio con le sue partite è iniziato.

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