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Giusti tra le nazioni

Per comprendere questa espressione, “giusti tra le nazioni” , non c’è bisogno di andare nello Yad Vashem di Gerusalemme, nel giardino dove sono ricordati coloro che, all’epoca della Shoah, si sono adoperati per difendere i loro fratelli ebrei. Basta andare in Israele e in Palestina  oggi, di questo tempo

Anche quest’anno, insieme a sedici pellegrini e volontari, siamo scesi in Israele nei primi quindici giorni di agosto. Abbiamo incontrato le pietre fatte dai muri, dalle case, dai luoghi in cui è passato Gesù. Abbiamo incontrato le pietre vive dei cristiani del posto, le Suore meravigliose che donano la vita per gli ultimi con una gioia contagiosa.Abbiamo incontrato la Parola sui luoghi in cui questa è stata annunciata. Ma di due incontri vorrei parlarvi in particolare. Due incontri che mi hanno fatto toccare con mano che esistono ancora oggi i giusti delle nazioni.

“GIUSTI” ebrei.

“GIUSTI” ebrei, il primo incontro è stato con un gruppo di attivisti ebrei di una realtà che si chiama i “figli di Abramo” .Sono giovani, li vedete nella foto allegata, che si adoperano per  difendere i contadini Palestinesi dalla violenza ddei coloni ebrei. Per capire questa cosa occorre una premessa.

Di questi tempi in Cisgiordania, o meglio, nelle aree C, che dovrebbero essere, secondo gli accordi di Oslo, restituite ai palestinesi (territorio conquistato da Israele dopo la guerra dei sei giorni), i coloni continuano a fare azioni violente contro gli abitanti palestinesi di quelle terre per costingerli ad andarsene. Questi attivisti “figli, di Abramo” , in nome della loro fede ebraica e in nome della loro umanità, si frappongono tra i coloni e i contadini palestinesi. Si mettono in mezzo, difendono, parlano con loro e con i soldati, cercano di convincere a non attaccare, cercano di bloccare i coloni violenti, subiscono spintoni, sputi, a volte bastonate. In genere loro non vengono uccisi, cosa che invece viene riservata purtroppo sempre più spesso ai palestinesi che coltivano le loro terre e che cercano di difendere, ma picchiati si. Anche ragazze.

Questi giovani, che mettono a repentaglio la loro incolumità fisica, x difendere, loro che sono ebrei, i Palestinesi dai loro stessi fratelli ebrei, sono oggi i “giusti tra le nazioni” . Cercano di difendere chi è più debole, chi è più povero, chi è sopraffatto, chi è oggetto di violenza. Cercano di educare ad una visione di umanità, di dialogo, di incontri. Quello che fanno è inoltre sensibilizzare la gente, il popolo di Israele, di quello che sta accadendo in Cisgiordania, perché tanti ebrei che abitano per esempio a Tel Aviv neppure lo sanno, dato che i telegiornali ebraici non ne parlano, non comunicano quello che sta succedendo. E quindi sensibilizzare di quello che accade e nello stesso tempo operare concretamente per costruire, per essere operatori di pace nella concretezza della situazione in cui si trovano.

Come un tempo, coloro che chiamiamo giusti dalle nazioni si sono dati da fare per difendere anche soltanto un ebreo, questi giovani oggi, loro ebrei, difendono i palestinesi dai coloni ebrei. Poche centinaia in tutto Israele. Ma che mettono a repentaglio la loro incolumità, che non hanno paura degli insulti, delle accuse e delle percosse. Sono giovani che hanno fatto anche il servizio militare, ma che proprio perché hanno visto le violenze che accadevano, e non per motivi di sicurezza, hanno cominciato ad essere attivisti di pace. Segno di un’umanità che sopravvive all’odio e alla violenza, “giusti tra le nazioni” .

“GIUSTI” cristiani.

Il secondo segno che abbiamo incontrato è quello di alcuni cristiani palestinesi, a Betlemme, oggetto di sopraffazione, di violenza.

Nasri, per esempio, ha un fratello malato di tumore non può andare a curarsi, perché Israele non dà il permesso di uscire e di andare agli ospedali israeliani e in quelli di Bethlehem non ci sono medicine chemioterapiche. Georgette, per esempio, ha avuto la mamma morta di tumore per la stessa ragione. Non hanno lavoro.

Nasri si dà da fare cercando di vendere in Italia prodotti di cooperative cristiane di Bethlehem, x dar lavoro a chi non lo ha più. Lui che non ha mai lavorato il legno in vita sua: faceva l’architetto fino a cinque anni fa, quando ancora un lavoro poteva esistere in Palestina.

Ebbene, entrambi, di fronte alla domanda, se non provano rabbia per quello che sta accadendo, per le ingiustizie che stanno subendo, hanno risposto così:

“Il Vangelo mi chiede di non odiare e di amare il nemico. Non voglio che possano vincere generando odio dentro di me.”

Entrambi ci han detto che cercano di non odiare, di amare in nome del Vangelo, anche se questo può sembrare impossibile, può sembrare difficile, può sembrare molto duro e assurdo in questo contesto. Anche loro, che vincono l’odio con l’amore, sono” giusti tra le nazioni”.

E la loro testimonianza profuma di Vangelo puro.

Uno degli attivisti ebrei, sentendo parole simili dal parroco di Taybeh, un villaggio interamente cristiano più volte assalito dai coloni, è rimasto affascinato e ha detto: “Se il cristianesimo è questo, è bellissimo”.

Si, esistono ancora i “giusti tra le nazioni”.

Noi in Palestina e in Israele nell’agosto del 2026 li abbiamo incontrati!!!!

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