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C’é salvezza per gli animali? Una prospettiva frances-cristiana

di Elisa Villa

Per onorare questo santo semplicissimo e magnifico allo stesso tempo, ad 800 anni dal suo incontro con sorella morte, in tanti hanno scritto, raccontato, poetato… Vorrei unirmi a questo coro di festose attenzioni a lui rivolte, provando a dire qualcosa su un tema conosciuto ma anche (e ancora, ahimè!) molto frainteso e controverso, quello della relazione tra San Francesco e gli animali. In particolare, vorrei soffermarmi sulla riflessione intorno ad una domanda, che sicuramente ha attraversato il cuore di chiunque abbia amato o ami un animale: “C’è salvezza anche per gli animali, nell’aldilà?”.

Per San Francesco tutte le creature sono fratello e sorella perché hanno un’origine comune: Dio. Lo scrive espressamente nel Cantico di Frate Sole (1224): “Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature…”. Era un uomo che vedeva in ogni creatura un segno tangibile del Creatore e quindi riteneva necessario esercitare rispetto e cura nei confronti degli animali perché voluti e amati da Dio, di cui sono anch’essi dei riflessi.

Ma cosa sappiamo, cosa possiamo dire più nello specifico circa la salvezza degli animali…? Prima di addentrarci in questo tema, è bene forse fare una premessa: è diventata ricorrente l’accusa, mossa alla tradizione ebraico-cristiana, di un esasperato antropocentrismo, le cui prime vittime sarebbero non solo gli animali ma in definitiva la terra tutta, sulla quale l’uomo agisce da padrone assoluto, nella persuasione che la sua vocazione sia quella di dominarla e soggiogarla. Solo all’uomo sembra andare l’attenzione, perché ciò che conta è la sua vocazione, il suo destino, la sua salvezza, in virtù della convinzione che tra uomini ed animali ci sia un abisso ontologico. Secondo Tommaso d’Aquino, ad esempio, gli uomini sono soggetti relazionali, attivi e dotati di un’anima immortale; gli animali, invece, schiavi di impulsi primordiali e quindi radicalmente servi, fatti per l’uso da parte degli altri, al pari degli oggetti. Anche Cartesio afferma qualcosa di simile: “solo l’uomo è dotato di ragione mentre l’animale è nient’altro che una macchina che si muove, si nutre, si riproduce”. Shopenhauer fa un passo in avanti e pone l’attenzione su un problema reale affermando che: “per il cristianesimo è stato un errore fondamentale e assolutamente inspiegabile aver staccato l’uomo dal mondo degli animali al quale esso appartiene, dando esclusivo valore all’uomo, fino a considerare gli animali soltanto come cose”.

In questo panorama, l’unica eccezione sembra quella costituita da San Francesco, con la sua attenzione per tutte le creature, con il suo comportamento e la sua visione teologica degli animali.

Ma se rileggiamo con attenzione le Scritture, troviamo alcune affermazioni che non possono lasciarci indifferenti e che dicono qualcosa dell’attenzione riservata alle creature tutte e al loro rapporto con gli uomini: in Isaia 11, 6-8, ad esempio, si dice che “il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme, si sdraieranno insieme i loro piccoli; il leone si ciberà di erba, come il bue; il lattante si trastullerà sulla buca della vipera, il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi”. Nel Vangelo di Matteo, al versetto 26, si afferma: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre”. Nella Bibbia sta scritto anche che Dio con un asino ha ammonito un profeta (cf. Nm 22, 21-35), con un grosso pesce ha fatto capire a Giona la direzione da prendere in obbedienza a Dio (cf. Gn 2), con un corvo ha nutrito Elia in una grotta (cf. 1Re 17, 1-6), con una colomba ha significato la discesa dello Spirito Santo su Gesù di Nazareth (cf. Mc 1, 10 e par.; Gv 1, 32), con un gallo ha destato Pietro alla coscienza del suo peccato (cf. Mc 14, 72), con un agnello ha designato l’uomo per eccellenza, il servo di JHWH (cf. Gv 1, 29-36).

E infine, nel Salmo 36 ai versetti 6 e 7 si afferma: “il tuo amore è più esteso del cielo, Signore; la tua fedeltà più avvolgente delle nubi; la tua giustizia altissima come i monti; il tuo giudizio profondo come abisso; tu sei salvezza per l’uomo e gli animali, Signore”. Se ci sarà salvezza, dovrà esserci per tutto e per tutti, anche per gli animali, anche per i vegetali, per il cosmo intero! Questo è il mondo voluto da Dio: nella sua intenzione originaria il cosmo era armonia, relazione reciproca, pace e solidarietà tra co-creature. Al momento attuale, invece, constatiamo un mondo abitato più che altro dal dolore, dalla sofferenza, dal male, dalla morte. Ma la Sua volontà permane immutata, così come la Sua alleanza con gli uomini e con tutti gli esseri viventi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, e Dio la riconferma come scopo della storia quando nelle Scritture si afferma: “In quel tempo farò per loro una alleanza con le bestie della terra e gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo: arco e spada e guerra eliminerò dal paese” (Os 2, 20).

In attesa di quel giorno, mentre vediamo un animale soffrire, il nostro cane o gatto morire, gli uccelli sul davanzale che mangiano le briciole del nostro pane, possiamo, dobbiamo! credere che Dio “si dà pensiero” degli animali (cf. Mt 6, 26; Lc 12, 24; 1Cor 9,9); che Dio ha pietà degli animali presenti nella Ninive che è questo mondo (cf. Gn 4, 10-11); che Dio dà loro il cibo nel tempo opportuno perché si sazino (cf. Sal 104, 27-28).

Davvero allora noi uomini dovremmo saper riconoscere negli animali dei “compagni di viaggio”, come è accaduto a Tobia che partì per un lungo viaggio accompagnato dal suo angelo e da un cane (cf. Tb 6,1; 11,4).  Nel nostro cammino su questa terra gli animali sono presenza, aiuto, compagnia e consolazione. L’uomo -quindi- non è al centro, isolato e solo, ma ha il suo posto in una grande comunione di creature, tutte opera di Dio: è Dio, l’Amore assoluto, che sta al centro, al cuore della vita.

Non è allora difficile fare nostre le parole di una splendida preghiera fiorita nella tradizione basiliana: “Signore e salvatore del mondo, noi ti preghiamo anche per gli animali, che umilmente portano con noi il peso e il calore del giorno e offrono le loro semplici vite, aiutandoci a vivere bene. Noi ti preghiamo anche per le creature selvagge, che tu hai creato sapienti, forti e belle. Ti preghiamo per tutte le creature, anche quelle che non sono intelligenti, perché esse hanno una loro missione, sebbene noi siamo incapaci di riconoscerla. E supplichiamo la tua grande tenerezza, perché tu hai promesso di salvare insieme l’uomo e gli animali e hai concesso a tutti il tuo amore infinito”.

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